E quindi? Come è partito questo 2026?

Di Riccardo Guariento


Se dovessi descrivere l’inizio del 2026 nel mercato dell’acciaio inossidabile con una sola immagine, direi: una pentola a pressione con la valvola che finalmente si apre.

Qui da Inoxtubi, nelle prime due settimane dell’anno, abbiamo registrato un’esplosione di richieste e ordini come non si vedeva da mesi. Non è magia, non è fortuna: è semplicemente lavoro che c’era, che aspettava, che era stato tenuto fermo dalle incertezze. E ora che il quadro normativo è più chiaro – anche se non più semplice – molti hanno deciso di muoversi.

Ma facciamo un passo indietro. Cos’è davvero cambiato con l’inizio del 2026? E soprattutto: cosa significa per chi lavora con l’inox ogni giorno?

Europa: cautela con lo sguardo avanti

Il mercato europeo dell’acciaio inossidabile ha iniziato l’anno 2026 in modalità “wait and see”. Volumi di scambio ridotti, movimenti di prezzo contenuti, produttori che provano piccoli rialzi ma senza la spinta di una domanda finale già robusta

Eppure, sotto questa apparente calma, i driver di cambiamento sono chiari: costi energetici ancora elevati, nuove regole commerciali europee e – il grande protagonista – il meccanismo CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) che dal 1° gennaio 2026 è entrato nella sua fase operativa.

Non è più un esercizio sulla carta: dal primo gennaio, chi importa acciaio inossidabile in Europa deve registrarsi, dichiarare le emissioni incorporate nei materiali e, progressivamente, acquistare certificati di carbonio. Tradotto in termini pratici: le importazioni ad alta intensità emissiva iniziano a costare di più, non solo in termini di logistica, ma anche di compliance e impatto ambientale.

Gli analisti europei parlano di un mercato che “testa” rialzi più per aspettative che per domanda concreta. I prezzi dell’HRC (Hot Rolled Coil) si attestano intorno ai 750 dollari per tonnellata, con un rialzo progressivo stimato nel primo trimestre grazie proprio agli effetti del CBAM, che aggiunge tra 40 e 70 euro per tonnellata sulle importazioni extra-UE.

Insomma: cautela sì, ma con lo sguardo puntato su una ripresa che molti operatori vedono come probabile nella seconda metà dell’anno.

Italia: incertezze politiche e una nuova spinta normativa

In Italia, il 2025 si è chiuso con il fiato sospeso. Incertezze politiche, costi energetici che restano più alti della media europea, timori su dazi e tensioni commerciali internazionali. Tutto questo ha frenato investimenti, rallentato ordini, rimandato decisioni.

Ma il 2026 porta con sé anche una novità importante: la Legge di Bilancio ha introdotto un bonus fino a 35 milioni di euro all’anno per l’acciaio inox “verde”. Un segnale politico chiaro: sostenere la filiera domestica, incentivare la decarbonizzazione, premiare chi produce (o importa) materiali con minore impatto ambientale.

Per noi distributori, questo significa una cosa semplice ma fondamentale: la tracciabilità delle emissioni non è più un “nice to have“, ma diventa un elemento competitivo concreto. Chi può garantire materiali con dichiarazioni di conformità ambientale verificabili parte avvantaggiato.

E qui torniamo al dato iniziale: quella “pentola a pressione” che si è aperta. Nelle prime settimane di gennaio, da Inoxtubi abbiamo visto ripartire progetti che erano fermi, richieste urgenti per forniture che non potevano più aspettare, ordini da settori diversi – dall’alimentare al chimico-farmaceutico, dall’impiantistica HVAC alla carpenteria – tutti accomunati dalla stessa necessità: certezza di fornitura, rapidità e documentazione in regola.

CBAM: dal foglio Excel alla pratica quotidiana

Parliamoci chiaro: il CBAM non è stato una sorpresa. Se ne parla da anni, il periodo transitorio è iniziato nel 2023, le regole erano note. Eppure, passare dalla teoria alla pratica è sempre un’altra storia.

Dal 1° gennaio 2026, il meccanismo è diventato pienamente operativo. Cosa cambia in concreto?

  • Registrazione obbligatoria per gli importatori di acciaio inossidabile (tubi, lamiere, coils, barre).​
  • Dichiarazione annuale delle emissioni di CO₂ incorporate nei materiali importati, con calcoli basati su metodi verificati.​
  • Acquisto di certificati CBAM per compensare le emissioni, con un costo che aumenta progressivamente fino al 2034.​
  • Sanzioni fino a 100 euro per tonnellata non dichiarata o non conforme.

Per chi lavora con forni elettrici (EAF) e rottami inox – come molte acciaierie europee – questo è un vantaggio competitivo: le emissioni sono quasi azzerate rispetto ai processi tradizionali. Per chi importa da Paesi con produzioni ad alta intensità di carbonio, invece, il conto inizia a salire.

E noi, come distributori? La nostra responsabilità è garantire che ogni lotto fornito abbia la documentazione corretta, tracciabile, verificabile. Non basta più dire “è AISI 304” o “è AISI 316”: serve sapere da dove viene, come è stato prodotto, con quali emissioni.

Mondo: Stati Uniti in crescita, domanda globale cauta ma presente

Alziamo lo sguardo oltre Europa. Gli Stati Uniti hanno iniziato il 2026 confermando una crescita produttiva: nei primi dieci giorni dell’anno, la produzione di acciaio grezzo ha raggiunto 2,48 milioni di tonnellate, con tassi di utilizzo degli impianti in lieve aumento.

Il tema, però, è sempre lo stesso: sostenibilità e compliance. Il CBAM europeo sta facendo scuola: altri Paesi stanno valutando meccanismi simili, e la transizione verso un acciaio inossidabile “più pulito” non è più solo una questione etica, ma economica e normativa.

E quindi? Cosa cambia per chi compra inox nel 2026

Torniamo a noi, alla quotidianità. Se sei un impiantista, un progettista, un responsabile acquisti, cosa devi aspettarti dal 2026?

1. Più attenzione alla tracciabilità
Non basta più il certificato materiale. Serve documentazione completa, dichiarazioni di conformità (anche ambientale), dati verificabili.​

2. Prezzi in lieve rialzo, ma stabili
I rincari ci saranno, ma saranno più legati a costi energia, carbonio e compliance che a speculazioni. La buona notizia: chi ha materiale pronto a magazzino può assorbire meglio le oscillazioni.​

3. Tempi di consegna fondamentali
Con la ripresa della domanda, chi ha stock disponibile vince. Le consegne just-in-time diventano ancora più strategiche.​

4. La qualità non si negozia
In un mercato che si muove verso standard più elevati (ambientali, normativi, tecnici), la qualità del materiale e del servizio fa la differenza.​

Come ci stiamo muovendo noi da Inoxtubi

Da 45 anni lavoriamo con una certezza: il materiale deve essere pronto quando serve. Magazzino ampio, coperto, organizzato. Tubi AISI 304 e 316, lamiere, coils, barre, raccorderia: tutto disponibile, tutto tracciato, tutto certificato.

Quest’anno, con il nuovo contesto normativo e la ripresa delle richieste, stiamo rafforzando ancora di più questo approccio:

  • Documentazione completa su ogni lotto, incluse dichiarazioni ambientali quando richieste.
  • Tempi di evasione rapidi, perché sappiamo che i cantieri non aspettano.
  • Supporto tecnico per scegliere il materiale giusto in base all’applicazione (alimentare, chimico, nautico, architettonico).
  • Trasparenza su origine, qualità e certificazioni.

Il 2026 è partito bene. Non per caso, ma perché c’era domanda compressa, progetti rimandati, lavori che aspettavano solo più chiarezza. E ora quella chiarezza – almeno sul fronte normativo – c’è.

ottimisti, ma con i piedi per terra

Quindi sì, siamo ottimisti. Il mercato dell’acciaio inossidabile nel 2026 ha tutte le carte in regola per crescere: domanda presente, nuove regole che premiano qualità e sostenibilità, incentivi per la filiera italiana.

Ma restiamo con i piedi per terra: sarà un anno di transizione, di adattamento, di nuove competenze. Chi saprà muoversi con rapidità, qualità e trasparenza avrà un vantaggio competitivo importante.

E noi, come sempre, ci siamo. Con il magazzino pieno, i tempi rapidi e la voglia di affrontare le sfide insieme ai nostri clienti.

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Perché il 2026 è appena iniziato. E noi siamo pronti.

Riccardo Guariento
Inoxtubi Padova SRL
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